22/08/15

Thanks God there's London

Thanks God there’s London ovvero a Londra i cellulari non funzionano.
Non è vero, premetto che in questo momento sono seduta sul letto del mio appartamento a Londra e Anna è qui accanto a me intenta a telefonare.
Ma per la mia famiglia il mio Iphone non funziona.

Tutto è cominciato ieri.
Beh no, dovrei dire che tutto è cominciato quando ho acquisito l’età della ragione e mi sono percepita diversa dalla mia famiglia, ma questa è una storia lunga di cui parlerò un’altra volta.

Ieri, ora di pranzo, sto addentando un panino al prosciutto in tutta fretta mentre corro verso la metropolitana per andare in Piazza Duomo dove mi aspetta un cliente.
Ho il panino che non va né su né giù, i piedi strizzati nelle scarpe col tacco che fanno un male terribile, la borsa che ballonzola e squilla il cellulare.
Mi fiondo in metro veloce come Wonder Woman e rispondo.
È Medusa, mia madre, una donna così poco simpatica che tutti temono di contraddirla.
Incappare nella sue ire è peggio che subire le sette piaghe d’Egitto.



La saluto controvoglia e sto per dirle che devo attaccare perché sto lavorando, ma lei se ne esce con uno dei suoi problemi irrisolvibili e di vitale importanza.
Vanessa, la cocca di famiglia (la sorellina minore che tutti adorano perché è la piccolina di casa), è in crisi esistenziale.
E quando mai non lo è?

Il dramma è questo: è dal parrucchiere (beata lei) per rifarsi la tinta e non sa che colore scegliere.
Un castano rossiccio o un nero intenso?
Vorrei obiettare che Vanessa è stata dal parrucchiere tre settimane fa ma lascio perdere.
Dico che secondo me, essendo lei non propriamente Biancaneve, dovrebbe scegliere per il castano rossiccio.
Pronuncio l’ultima sillaba e la comunicazione si interrompe.

Controllo l’Iphone, ha campo pieno.
Comprendo che siamo alle solite: ho detto qualcosa che va contro il volere di Medusa.
Adesso mi toccherà, da programma, una settimana di silenzio farcita di sms come questi: non capisco perché ogni volta riesci a deludermi.

Medusa è così: per lei la mia sola esistenza è una delusione.
Passa ogni singolo giorno a trovarmi un difetto, una mancanza, un’imperfezione che ai suoi occhi è imperdonabile.
E ogni volta ne esco perdente.
Incrinarmi l'esistenza credo sia il suo hobby preferito, seguito a ruota dall'incensare Vanessa e circondarsi di toy boy sempre più giovani (chissà, forse il prossimo dovrà ancora imparare a usare il vasino).

Esco dalla metro e penso con sollievo che presto partirò per Londra, dove mi aspettano due settimane di lavoro e relax.

Per fortuna a Londra i cellulari non funzionano.


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